Abramo e pellegrinaggio
giu 11th, 2009 | Di Patrizia Khadija Dal Monte | Categoria: Islam
di Patrizia Khadija Dal Monte
Nelle fonti coraniche il dovere di compiere il pellegrinaggio, per ogni musulmano e musulmana è evidente sia nelle parole coraniche che nell’esempio della vita del Profeta, pace e benedizione su di lui. Diversi versetti illuminano la realtà preziosa del pellegrinaggio, una sura poi prende proprio il nome di Al-Hajj (XXII). Dire che il pellegrinaggio è un obbligo per il musulmano (che sia in grado di compierlo) sottintende la sua grande importanza, e tradotto in termini esistenzialistici diventerebbe:
“è un’esperienza indispensabile per la sua fede e la sua persona”.
Guardando ai riti del pellegrinaggio ed esaminando i versetti che ne parlano, emerge subito il legame della religione islamica col Profeta Abramo, pace su di lui.
Ad Abramo il Corano fa spesso riferimento, tanto che un versetto lo definisce padre dei musulmani, e da lui deriva l’appellazione muslim, il cui significato etimologico è colui che si abbandona totalmente, liberamente a Dio.
Muslim, è più di un nome, più di un’appartenenza religiosa, traduce la disposizione fondamentale del cuore credente…
“Egli vi ha scelti e non ha posto nulla di gravoso nella vostra religione, quella del vostro padre Abramo che vi ha chiamati “musulmani” (XXII,78)
Dell’essere muslim egli è stato un esempio in tutta la sua storia, dagli inizi, quando abbandonarsi a Dio ha voluto dire superare la mentalità dominante idolatrica: “Non amo quelli che tramontano… In tutta sincerità rivolgo il mio volto verso Colui che ha creato i cieli e la terra, e non sono tra coloro che associano..” e ritrovarsi perciò solo e incompreso da tutti…
poi partire anche fisicamente, per minacce alla propria vita, staccarsi dai suoi, dal padre ancorato al politeismo, incapace di cambiare e di ascoltarlo… e il Corano fa memoria dei suoi sentimenti interni, di quella pietà che gli ferisce il cuore, dal quale sale una supplica per la salvezza del genitore… “O Abramo desisti da ciò che già il decreto del Tuo signore è deciso…” (XI,76) Ma chi lascia per Dio riceve di più, egli diventerà padre di una famiglia immensa…
Ma non subito… C’è il tempo della pazienza… Sposato con Sara per moltissimi anni non riescono ad avere un figlio, mancanza di discendenza che in quel tempo costituiva una ferita gravissima… Poi la misericordia di Dio gli viene incontro per altre strade: nasce Ismaele da Agar, schiava egiziana che la moglie gli offre, secondo gli usi del tempo, per permettergli di avere una discendenza… E Dio premia il sacrificio di entrambi, quando il tempo della loro fertilità è ormai passato e il dolore si è forgiato in accettazione, fiorisce nel grembo di Sara Isacco…
… Ma la storia non procede secondo la sapienza umana, per obbedire a Dio sente che deve abbandonare il primo figlio, Ismaele, con la madre Agar in un luogo deserto, dove solo Dio può soccorrerli… solo Dio… E Dio soccorre Agar e Ismaele, e nell’obbedienza di quest’uomo e questa donna che accetta di essere esiliata, pone le basi per lo sviluppo di un’altra comunità…
“O Signor nostro, ho stabilito una parte della mia progenie in una valle sterile, nei pressi della Tua Sacra Casa, affinché, o Signor nostro, assolvano all’orazione. Fai che i cuori, di una parte dell’umanità, tendano a loro; concedi loro [ogni specie] di frutti*. Forse Ti saranno riconoscenti.” (XIV,37)
Infine l’immolazione del figlio… Abramo è ormai molto vecchio e stanco, ma si mette in cammino ancora una volta su quelle strade ripide che Dio gli indica e il figlio stesso lo incoraggia ad obbedire…
“Quando poi entrambi si sottomisero, e lo ebbe disteso con la fronte a terra, Noi lo chiamammo: “O Abramo, hai realizzato il sogno. Così Noi ricompensiamo quelli che fanno il bene. Questa è davvero una prova evidente. E lo riscattammo con un sacrificio generoso. Perpetuammo il ricordo di lui nei posteri.” (XXXVII, 100-107)
Ed è proprio attraverso tante prove che hanno raffinato il suo cuore e la sua fede che la sua paternità diventa spirituale e sconfinata… “Quando il Signore lo provò con i suoi ordini ed egli li eseguì, (il Signore) disse: “Farò di te un imam per gli uomini (II,124) (imam= dalla radice emama, star davanti, da cui il significato di guida)…
C’è poi un legame tutto speciale tra l’esperienza di Abramo e il pellegrinaggio. Se l’hajj, è il riassunto rituale della vita umana che si sforza nella ricerca e nell’obbedienza ad Allah, la vita che viene data come modello è proprio quella di Abramo. Prima di tutto la Ka’aba , casa di Dio, santuario dell’Unicità divina, verso la quale muovono i pellegrini è stata costruita secondo la rivelazione coranica da Abramo con l’aiuto del figlio:
“La prima Casa che è stata eretta per gli uomini è certamente quella di Bakka , benedetta, guida del creato.
In essa vi sono i segni evidenti come luogo in cui ristette Abramo: chi vi entra è al sicuro. Spetta agli uomini che ne hanno la possibilità di andare, per Allah, in pellegrinaggio alla Casa. Quanto a colui che lo nega sappia che Allah fa a meno delle creature”. (III,96-7)
“Stabilimmo per Abramo il sito della Casa (dicendogli): “Non associare a Me alcunché, mantieni pura la Mia Casa per coloro che vi girano attorno, per coloro che si tengono ritti [in preghiera], per coloro che si inchinano e si prosternano.” (XXII,26)
Non solo le radici della fede ma anche quelle del culto risalgono ad Abramo, pace su di lui… Ed è interessante notare come il pellegrinaggio sia anche memoria di una donna, infatti uno dei doveri fondamentali di esso è costituito dalla ripetizione dell’angosciato percorso di Agar nel deserto e anche nel partecipare a quella misericordia che le è stata data, che è l’acqua di Zam-Zam, ristoro di ogni pellegrino.
Alla fine delle sue prime sette circoambulazioni, bacia la Pietra Nera, che Adam ha portato dal Giardino, e intorno alla quale Ibrahim (Abramo) ha costruito la Ka’ba. Qui prega due rak’ah (un ciclo di due prostrazioni) dove pregò Ibrahim…
Poi lo conduce al pozzo, la sua profonda sorgente segreta. Questa è Zamzam, dove la pietà di Allah sgorgò nel deserto per Hajar ed Isma’il e tutti i credenti che hanno camminato nei loro passi, nella forma di acqua vivente. Una volta bevuto dal pozzo di pietà, Majnun procede alla maniera di sua madre Hajar, tra le stazioni di Safa e Marwa [due colline]. Safa significa la purezza dell’Essere, la bellezza di Allah e la purezza dell’intenzione, e Marwa la stazione della maestà di Allah. Sette volte cammina tra queste poli – dalla bellezza di Dio, dove Hajjar era con suo figlio nella pace e nella purezza, alla severità di Dio dove era sola nel deserto nella debolezza più assoluta…” (www.sufi.it/islam/Guida_Hajj.htm)
A Mina poi nel giorno della festa del sacrificio, i Pellegrini lanciano pietre contro il pilastro maggiore che rappresenta Satana, e ripetono ciò anche nei tre giorni successivi verso tutte le steli (tre), anche questo gesto, ha secondo la Sunna un’origine abramitica…
“Sull’origine delle lapidazioni, il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi wasallam) disse: «Quando Ibrâhîm (su di lui la pace) venne per compiere i riti dell’hajj, Shaytan gli si presentò nel luogo dove sorge la grande stele e Ibrâhîm (pace su di lui) lo lapidò con sette pietre, al punto tale da farlo sprofondare nella terra. Si presentò di nuovo a Ibrâhîm (pace su di lui) nel posto in cui sorge la seconda stele e Ibrâhîm (pace su di lui) lo lapidò con sette pietre, al punto tale da farlo sprofondare nella terra. Gli si presentò ancora nel luogo dove c’è (oggi) la terza stele, e Ibrâhîm (pace su di lui) lo lapidò di nuovo con sette pietre, al punto tale da farlo sprofondare nella terra.» (Ibn Khuzayma)
Alla fine dell’Hajj ogni Pellegrino sacrifica un agnello, ricordando proprio la prova che subì Abramo, tanti secoli prima e di cui si celebra memoria nella seconda grande festa dell’islam, ‘aid al-Adha.
Proprio nel corso dell’ultimo pellegrinaggio del Profeta, pace e benedizione su di lui, (7 marzo 632) scese un versetto del Corano annunciante che la sua missione era compiuta:
Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia e Mi è piaciuto darvi per religione l’Islàm. (Corano, V, 3)
Con la rivelazione ricevuta dal Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, l’essere muslim che nasce dal profeta Abramo riceve la forma definitiva, completa, nell’Islam, conferma e discrimine di tutte le tradizioni precedenti. Il pellegrinaggio stesso si dipana tra questa memoria del patriarca Abramo per congiungere l’esempio e la vita del Profeta Muhammad, che purificò la Ka’aba dagli idoli e restituì la fede e il culto di Dio alla purezza originaria.”… Egli vi ha scelti e non ha posto nulla di gravoso nella religione, quella del vostro padre Abramo che vi ha chiamati “musulmani”. Già allora e qui ancora, sì che il Messaggero testimoni nei vostri confronti e voi testimoniate nei confronti delle genti. Assolvete all’orazione e versate la decima e aggrappatevi ad Allah: Egli è il vostro patrono. Qual miglior patrono, qual miglior alleato!”(XXII,Al-Hajj,78)


